Qualità e Comunicazione, connubio o contrasto?

Nel precedente intervento ho introdotto il concetto di caratteristiche materiale e immateriali di un prodotto, parlando anche del suo valore esperienziale, un concetto che presto sarà tema di uno dei miei interventi. Con il precedente argomento però ho sfiorato anche un’altro concetto che ritengo essenziale e di cui penso sia giusto parlare subito e cioè il connubio/contrasto tra qualità e comunicazione.

QualitàHo deciso di introdurre questo argomento perché in passato alcuni produttori mi hanno giustificato la volontà di non lavorare sull’immagine dei loro prodotti per il timore di abbassarne la qualità, idealmente mettendoli allo stesso livello di quelli che pur avendo un’ottima comunicazione non hanno una qualità altrettanto eccelsa, o concretamente, come se attribuire un valore immateriale al proprio prodotto potesse avere come conseguenza involontaria un abbassamento della sua qualità reale. Non è così!

Il rischio che imprese con una bassa qualità utilizzino grossi investimenti nella comunicazione per far apparire i propri prodotti migliori c’è, è innegabile, ma va sfatato il mito che investire sull’immagine di un prodotto possa portare “inconsapevolmente” ad una discesa della sua qualità. Quando ciò avviene è sempre la conseguenza di una scelta consapevole e ben precisa, poiché la funzione delle comunicazioni di marketing non è quella di sostituirsi al valore reale di un prodotto, ma trovare la via migliore perché la percezione di questo valore arrivi anche al consumatore nel modo giusto e in maniera chiara!

new-york-city2Puntare su una migliore comunicazione, imparare a creare un’immagine intorno ad un prodotto o ad una marca, non significa assolutamente non investire sulla qualità! La comunicazione o il branding non sono dei mezzi per imbrogliare i consumatori, sono degli strumenti di concorrenza che naturalmente, come ogni strumento, possono essere usati in diversi modi a seconda dell’etica di chi li adopera, produttori da un lato e consulenti di marketing dall’altro.

Non c’è motivo quindi per cui una persona o un’impresa che fa bene il proprio mestiere debba limitarsi e sperare che il mercato scopra il suo prodotto in autonomia, nascosto magari tra mille altri peggiori ma comunicati meglio, o addirittura falsi “Made in Italy” provenienti dall’estero. Può lavorare in modo tale da creare intorno al suo prodotto di ottima qualità anche un fascino e un’immagine che lo renda attraente per il consumatore.

E non abbiate paura, nel mondo c’è spazio per tutti e c’è una dimensione per tutti. Fare un lavoro di branding non significa per forza spendere milioni, ognuno lavora con le proprie forze e in maniera commisurata alla propria nicchia, ma deve farlo! Ormai non è più immaginabile che solo perché piccoli si sia giustificati a non farlo, altrimenti il rischio è quello di scomparire, inghiottiti dal mercato globale. Invece l’obbiettivo di un prodotto di nicchia deve essere spiccare come una piccola luce nell’oscurità, unica, straordinaria e proprio per questo non alla portata di tutti.

Con il prossimo intervento scenderò un po’ più nel concreto e parlerò dell’importanza per un’azienda enogastronomica di avere un sito internet e di come sia possibile costruirselo anche da soli con buoni risultati.

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